I Fondamentali

Il lavaggio dei capelli con le erbe ayurvediche – di Cristina Garavaglia

Simona mi ha chiesto di scrivere un articolo su uno dei miei argomenti preferiti: il mondo delle erbe ayurvediche ed il particolare il lavaggio dei capelli con le stesse.

Si tratta di un approccio alla cura naturale dei capelli che rientra in un fenomeno molto più vasto, noto tecnicamente con il termine di Low Poo, spesso confuso però con il No Poo method, laddove il termine Poo (letteralmente cacca) è da intendersi rispettivamente come con poche o senza “schifezze sintetiche/tensioattivi aggressivi”.

Entrambi i movimenti sono nati in USA, e successivamente esportati in EU ed Italia, anche grazie alle star di Hollywood che li hanno abbracciati come soluzione a basso impatto ambientale per la detersione dei capelli (e non solo) in risposta alla diffusione di prodotti cosmetici d’origine sintetica particolarmente aggressivi, causa del cosiddetto effetto “rebound”, per il quale più si lava sgrassando la cute e maggiormente la stessa produrrà sebo, sporcando inevitabilmente i capelli.

Con la differenza sostanziale che il No Poo Method prevede l’abbandono di qualsiasi sostanza per detergere, e quindi l’uso della sola acqua tiepida per lavare i capelli, mentre il Low Poo Method prevede metodi di lavaggio alternativi, tra i quali proprio l’uso delle mie amate erbe ayurvediche.

Ma torniamo al succo del discorso: la detersione con le erbe ayurvediche.

Come potrete ben immaginare si tratta di erbe originarie principalmente dell’India e paesi limitrofi, utilizzate da secoli dalla medicina ayurvedica sia per la bellezza che per la prevenzione degli squilibri dai quali originerebbe la malattia.

Precisamente, si tratta di erbe ricche di saponine vegetali, detergenti tensioattivi non ionici naturali, in grado di assolvere ad una buona azione detergente, senza stressare cute, pelle e capelli.

Ciò detto, pur trattandosi di metodi meno impattanti, non è corretto affermare che l’uso delle erbe lavanti non abbia alcuna conseguenza sull’ambiente, in particolare perché le saponine vegetali hanno un effetto ittiotossico.

In ogni caso, seppur non a costo ambientale pari a zero, a  mio parere si tratta di una soluzione sicuramente più rispettosa dell’ambiente rispetto all’utilizzo di tensioattivi di sintesi, anche perché l’uso di queste erbe tende a ridurre la frequenza dei lavaggi e quindi dell’immissione nell’ambiente di sostanze inquinanti.

A questo punto, ve le vorrei presentare brevemente, specificando le relative proprietà, che sarebbe bene conoscere per poter scegliere in modo consapevole quale possa essere la più adatta alle vostre esigenze.

 

Shikakai (nome botanico Acacia concinna – Famiglia delle Fabaceae).

Il suo nome può essere tradotto come Frutta per i capelli.

Principali attivi presenti: detergenti tensioattivi non ionici naturali, tannini

Nell’INCI la troverete come Acacia concinna powder.

Valutazione di EcoBioControl: doppio verde.

La polvere è ottenuta per essicazione e micronizzazione dai baccelli della pianta.

Piccolo arbusto originario delle pianure dei paesi asiatici, specialmente nell’India meridionale, è conosciuto in Ayurveda come detergente naturale ed è indubbiamente l’erba lavante più famosa, utilizzata da sempre come shampoo naturale in India e più in generale nel continente asiatico.

Ricca di saponine, nonché di tannini che le conferiscono proprietà antibatteriche e antiossidanti, a contatto con l’acqua crea una schiuma morbida in grado di detergere delicatamente pelle e capelli, senza alterare il pH naturale.

Utilizzata al posto dello shampoo, purifica il cuoio capelluto, aiutando a prevenire la formazione della forfora, rendendo nel contempo i capelli morbidi e setosi e donando volume alle nostre chiome. È altresì un ottimo condizionante, utile anche a districare i capelli in caso di nodi ed a prevenire la formazione delle famigerate doppie punte.

Secondo la tradizione ayurvedica sarebbe inoltre in grado di promuovere la crescita capillare, ma personalmente ho notato che tutte le erbe ayurvediche sembrerebbero agevolare la crescita dei capelli, probabilmente perché ne permettono la cura naturale e riducono la formazione di doppie punte, che spesso ci costringono a tagli drastici.

Nella tradizione indiana è utilizzata per la detersione delicata di un impacco realizzato massaggiando il cuoio capelluto con un olio vegetale, generalmente cocco o sesamo, tenuto in posa per due o tre ore.

È adatta a tutte le tipologie di capelli, ma tendendo a seccare un poco le chiome la sconsiglio a chi abbia capelli molto secchi, se non in abbinamento a sostanze idratanti, quali gel aloe o gel di semi di lino.

Mi permetto di riportarvi alcune importanti avvertenze perché lo Shikakai, se inalato inavvertitamente, risulta estremamente irritante per le vie respiratorie. Si consiglia pertanto di maneggiarlo lontano da fonti di ventilazione e di non lasciarlo a portata di bambino, nonché di evitare il contatto con gli occhi ed in caso di contatto di sciacquare abbondantemente con acqua.

Ultimo rilievo: potrebbe scurire, seppur temporaneamente, non avendo alcun potere tintorio, le chiome chiare od i capelli decolorati, per i quali consiglio indubbiamente il Sidr.

 

Reetha o Aritha (nome botanico Sapindus mukorossi o Sapindus Trifoliatums della Famiglia delle Sapindaceae).

È nota anche con il termine di soapwash o soapnut e letteralmente potrebbe essere tradotta con il nome di “Pianta del sapone”.

Principali attivi presenti: Saponine vegetali

Nell’INCI la troverete come Sapindus mukorossi fruti powder o Sapindus Trifoliatus fruit podwer.

Valutazione di EcoBioControl: verde.

La polvere di Reetha è ottenuta dalla essicazione e micronizzazione della corteccia della frutta della pianta, una volta rimossi i semi.

Originaria dell’India, rappresenta un must della tradizione ayurvedica per la detersione delicata di corpo e capelli e per la pulizia del cuoio capelluto e la prevenzione della forfora.

Ha ottime proprietà schiumogene, grazie all’elevata percentuale di saponine presenti, tanto da poter essere utilizzata per il lavaggio delicato di tessuti quali seta e lana.

Per questo motivo è consigliata per cute e capelli grassi e pelle a tendenza acneica anche grazie all’elevata percentuale di antiossidanti presenti che le conferiscono un’azione lenitiva. È altresì indicata in caso di cuoio capelluto sensibile o soggetto ad irritazioni derivanti dall’utilizzo di tensioattivi aggressivi.

Per liberare le saponine presenti si consiglia di utilizzare acqua calda ma non bollente. Può essere altresì utilizzata, anche in mix ad altre erbe, come shampoo secco avendo cura di massaggiare il cuoio capelluto per qualche minuto e di spazzolare bene i capelli dopo l’applicazione (in caso di capelli ricci vi consiglio di usare il getto di aria fredda del phon).

Unico rilievo importante riguarda la possibile irritazione degli occhi in caso di contaminazione durante il lavaggio dei capelli.

 

Sidr (nome botanico Zizyphus jujuba della famiglia della Rhamnacées o Ziziphus Spina Christi nota come Giuggiola di Cristo).

È noto anche con il nome di Jujubier, Zizyphus vulgaris, Ghasl, Chinese dadier, Dog-fang, Ginkolier, Dindoulier, Chichourlier, Guinourlier.

Principali attivi presenti: Sapononine, Flavonoidi, Glicosidi triterpenici, Mucillagini.

Nell’INCI è indicato come Zizyphus jujuba o Ziziphus Spina Christi powder.

Valutazione di EcoBioControl: doppio verde.

La polvere di Sidr è ottenuta per essicazione e micronizzazione delle foglie della pianta.

Originario dell’India, dello Yemen e del Pakistan, è utilizzato nella tradizione ayurvedica per calmare i Dosha Pitta e Kapha, nonché in cosmesi per la detersione delicata del corpo, dei capelli e del cuoio capelluto.

Ricco di saponine e mucillaggini, il Sidr permette di lavare corpo e capelli in modo delicato, scongiurando rispetto a Shikakai e Reetha, un possibile effetto secchezza dopo l’applicazione, ecco perché è estremamente indicato in caso di cute e capelli secchi.

È altresì consigliato per le persone che utilizzano le erbe tintorie, in particolar modo Indigo e Katam, perché non agevola lo scarico del colore, probabilmente per il suo alto contenuto di potassio.

Grazie al suo elevato contenuto di sali minerali quali ferro, magnesio, calcio e potassio è estremamente consigliato per capelli sfibrati, sottili e senza volume, anche decolorati in quanto privo di alcun potere tintorio e di effetto scurente su capelli chiari.

È indicato per tutte le tipologie di capello ed in caso di cuoio capelluto sensibile, irritato o di forfora.

 

Methi (nome botanico Trigonella foenum graecum appartenente alla famiglia delle fabaceae o leguminose).

È noto anche con il nome di Fieno greco.

Principali attivi presenti: Mucillagini, saponine steroidei (diosgenina), sapogenine, vitamine A, B, D, acido fitico, trigonellina.

Nell’INCI è indicato come trigonella foenum graecum powder.

Valutazione di EcoBioControl: verde.

La polvere di fieno greco è estratta per essicazione e micronizzazione dai semi della pianta.

Pianta erbacea annuale, originaria del Medio Oriente e del Nord Africa, il fieno greco è una delle più antiche piante medicinali, con effetti salutari riconosciuti da millenni.

Nella tradizione ayurvedica è utilizzato nella trazione Ayurvedica per stimolare l’appetito, stimolare la produzione di latte durante l’allattamento e per rassodare i tessuti del seno.

Tradizionalmente utilizzato anche nella medicina del Nord Africa come tonico in caso di convalescenza ed in erboristeria per regolare i livelli di glicemia e colesterolo.

Grazie alla ricchezza di principi attivi, in cosmesi, il fieno greco è una delle erbe più utilizzate nella prevenzione della caduta dei capelli e per rafforzare la chioma, nonché come cura per donare setosità e morbidezza od ancora per detergere e tonificare la pelle.

È altresì utilizzato come spezia nella gastronomia indiana e orientale.

Ricco di mucillagini e di saponine, il fieno greco può essere utilizzato per il lavaggio dei capelli secchi o come impacco post shampoo per i capelli grassi.

È indicato per tutte le tipologie di capelli ed in particolare in caso di capelli fini e senza volume o disidratati.

Richiede una preparazione particolare, con un’idratazione della durata di 12 ore, per evitare l’effetto secchezza dei capelli, e l’utilizzo di elevate quantità di acqua per permettere lo sviluppo delle mucillaggini.

Presenta una profumazione molto accentuata, dalla liquirizia al fieno, che potrebbe risultare spiacevole soprattutto perché tende a permanere sui capelli anche a distanza di giorni.

Raccomandazione importante: contenendo fitoestrogeni è assolutamente sconsigliato in gravidanza, anche ad uso esterno se posto a contatto con la cute, e sarebbe in via precauzionale da evitare nei bambini nonchè nelle donne che presentano problematiche ormonali o tiroidee, sia ad uso interno che esterno, salvo diversa indicazione dello specialista.

Ed ora veniamo all’utilizzo che non è particolarmente complicato, fatta eccezione per il Methi.

Per procedere alla detersione è necessario preparare un impasto dalla consistenza dello yogurt da applicare su cute e cappelli, osservando una posa di almeno una mezz’ora.

Per la preparazione dell’impacco è possibile utilizzare acqua calda oppure infusi a piacere tiepidi (the, camomilla, frutti rossi, karkade ad esempio) od ancora idrolati (rose, fiori di arancio sono i miei preferiti) od ancora gel di semi di lino tiepido, per scongiurare la possibile secchezza dei capelli.

E’ possibile aggiungere qualche goccia di olio essenziale, ma mi raccomando solo poche gocce per scongiurare qualsiasi possibile effetto irritante (vi ricordo che gli oli essenziali sono possibili allergeni, quindi attenzione sempre ad utilizzarli).

Ovviamente è possibile realizzare mix personalizzati utilizzando le sopra citate erbe ayurvediche nei dosaggi che preferiti.

Così come è possibile aggiungere all’impasto la polvere di Amla, che ha un ottimo potere condizionante, ma che tende a scurire temporaneamente i capelli biondi naturali o decolorati.

Una volta preparato il tutto, diciamo una ventina di minuti prima (ad eccezione del methi per il quale è necessaria la preparazione a parte che vi ho descritto e che può essere tranquillamente congelato per poi scongelarlo all’occorrenza), si procedere all’applicazione su cute e capelli: potete utilizzare le mani, anche senza guanti visto che queste erbe non hanno potere tintorio, oppure il classico pennello da tinta.

Per agevolare l’applicazione vi consiglio di procedere su capelli umidi ben tamponati, mentre se come me soffrite di cervicalgia vi suggerisco di applicare su capelli asciutti e di tenere il collo al caldo con una sciarpa durante la posa.

Una volta applicato per benino, coprite con una cuffietta usa e getta (che ovviamente dopo recupererete semplicemente sciacquandola per ridurre l’impatto ambientale al minimo) e se volete un capello di lana in inverno per non soffrire il freddo.

Al termine della posa è necessario sciacquare l’impacco in modo molto accurato e consiglio spassionato se avete capelli secchi o tendenti ad annodarsi utilizzate il balsamo per districare il tutto.

A questo punto siete pronte per asciugare i capelli, nel modo abituale ed il gioco è fatto.

Ultime avvertenze importanti.

Partiamo dal presupposto fondamentale che non tutto ciò che è naturale è anche innocuo e che è bene prestare attenzione prima di usare le erbe ayurvediche.

Al fine di scongiurare una possibile reazione allergica, nel caso di primo utilizzo di una qualsiasi erba, vi consiglio caldamente di effettuare un test cutaneo.

Preparate quindi una piccola dose di impasto, applicate sull’avambraccio avendo cura di coprire con pellicola trasparente e tenete in posa per lo stesso tempo di posa in testa, quindi almeno mezz’ora. Trascorso il tempo di posa procedete sciacquando bene la parte ed attendete 72 ore per verificare eventuali anomalie. In caso di irritazione anomala, vi sconsiglio spassionatamente di utilizzare l’erba in questione.

Per ovvie ragioni, sarebbe opportuno testare le singole erbe, evitando di miscelarle tra loro per capire a quale prodotto si potrebbe essere allergici.

 Un particolare tipo di allergia da non sottovalutare è quella al nichel (SNAS) che ovviamente non riguarda sole le erbe ayurvediche, ma che potrebbe interessare anche questo mondo.

La presenza di tracce di nickel nei cosmetici è ammessa dalla legge, in quanto ritenuta inevitabile, tanto che la famosa scritta “Nichel Free” è da considerarsi un Claim ingannevole nonché vietato dalla normativa cosmetica (Regolamento 1223/2009), mentre è corretta la dicitura “Nickel Tested”, ad indicare che il prodotto è stato testato, come riportato da Simona in QUESTO articolo.

Va anche detto che il Regolamento non pone un limite massimo per la presenza di nichel nei cosmetici, ma da studi clinici effettuati su soggetti allergici è possibile ritenere che non si dovrebbero verificare razioni allergiche in caso di concentrazioni di nichel <1PPM (una parte per milione).

Nel caso delle erbe ayurvediche si può ragionevolmente indicare un valore che spazia dal 4 al 20PPM a seconda dell’erba utilizzata, come mi ha riferito un produttore molto attento a questa problematica, un valore sicuramente alto per i soggetti allergici, ma infinitamente più basso rispetto ad alcuni alimenti di uso comune.

Sarebbe pertanto buona norma contattare il produttore per esporre il problema e ricevere tutte le indicazioni del caso riferite al singolo prodotto prima di acquistarlo.

Va da sé, che i soggetti allergici dovrebbero astenersi dall’utilizzare prodotti comprati nei negozi etnici ed importati direttamente in Italia, perché la normativa cosmetica dei paesi di produzione non coincide ahimè con quella europea e le confezioni potrebbero contenere sostanze non dichiarate nell’INCI.

Per quanto invece riguarda la presenza di metalli pesanti, per effetto di una possibile contaminazione in sede di coltivazione, ad oggi se ne parla ancora poco, e resta pertanto valido il consiglio di utilizzare solo marche prodotte in UE e soggette pertanto alla normativa cosmetica.

Altra questione ben più grave riguarda invece il favismo che, come saprete, è un difetto congenito di un enzima normalmente presente nei globuli rossi, la cui carenza provoca l’emolisi qualora il soggetto dovesse entrare a contatto con alcune sostanze ed alimenti (fave, piselli, verbena Hybrida, varie droghe vegetali od alcuni farmaci) che agiscono da “fattori scatenanti”.

E’ importante sapere che tra le sostanze da evitare in caso di favismo vi sono l’Indigofera tinctoria (il cosiddetto hennè nero) e la Lawsonia inermis (il cosidetto hennè naturale), sembrerebbe infatti, come dimostrano gli esperimenti in vitro, a causa della presenza di 2-idrossi-1,4-naphthochinone.

Va detto che il problema si potrebbe porre, in linea teorica, per tutte le erbe, anche quelle non contenenti il naphthochinone, per effetto della possibile contaminazione, non controllata, ne controllabile, in fase di coltivazione e di lavorazione/confezionamento.

In via precauzionale, la FEI (Federazione Erboristi Italiani) sconsiglia quindi l’utilizzo di tutte le erbe ayurvediche in caso di favismo o comunque suggerisce di acquisire preventivamente il nulla osta dello specialista.

Da rilevare che la crisi emolitica sembrerebbe scatenarsi per effetto dell’inalazione delle erbe ed è ampiamente sconsigliato utilizzare impacchi in presenza di soggetti favici, per non esporli al rischio di inalazione delle polveri. Sarebbe pertanto opportuno procedere in locali separati da arieggiare con cura una volta sciacquato l’impasto.

In gravidanza ed allattamento si sconsiglia assolutamente l’uso del methi, mentre per le altre erbe sarebbe opportuno il parere del ginecologo.

Nell’infanzia e fino all’adolescenza, in via precauzionale si sconsiglia l’uso di qualsiasi erbe ayurvedica.

Infine, vi ricordo il rischio di inalazione delle polveri che riguarda di fatto chiunque ne faccia uso: si consiglia di prestare attenzione nell’utilizzo delle erbe ayurvediche in quanto tendono a disperdersi facilmente nell’aria ed a penetrare nelle prime vie aeree irritandole.

E’ quindi opportuno maneggiarle lontano da fonti di areazione e correnti d’aria, utilizzando eventualmente una mascherina od una semplice bandana per coprire bocca e naso ed effettuando se possibile l’operazione all’aperto.

Avete mai usato erbe lavanti? Se sì quali e come vi siete trovate? Lasciate un commento, la nostra Cristina sarà felice di rispondervi!

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